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E il padre?

postato da admin il 18 aprile 2012
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Il grande assente da molti discorsi sulla genitorialità è il padre inteso come attore differenziato dalla madre.
Solitamente si parla di “coppia genitoriale” (con-fondendo lo specifico paterno con la diade madre-padre) e quando si parla di padre distinto dalla madre, nella condizione migliore, si sottolinea la mancanza di partecipazione alla missione educativa.

Eppure, la mia esperienza professionale e non, è di padri interessati e partecipi alla vita familiare, padri che sono perfettamente in grado di provvedere alle cure “materiali e spirituali” della prole, padri a cui piace stare con i propri figli.

Occorre dire che discorsi “seri”, ovvero scientifici, sulla figura paterna sono recenti.
Le prime pubblicazioni sono americane e risalgono alla metà degli anni ’70 del secolo scorso.
Da allora prendono le mosse una serie di approfondimenti tendenti ad esplorare quale sia il ruolo paterno nel processo evolutivo di un bambino e se tale ruolo possa connotarsi di uno specifico rispetto a quello materno.
Le conclusioni che si posso trarre fino a questo punto sono molto interessanti e convergono sulla affermazione della relativa insostituibilità della figura paterna (come relativamente insostituibile è quella materna) nella formazione della competenza psico-sociale di un minore.

Contrariamente a ciò che pensano molte donne e molti uomini, la figura del padre “serve”; e “serve” fin dal concepimento del nascituro.
Serve, se si vuole veramente “il bene” del propri figli.
Ciò significa che le donne future madri devono cedere parte del potere che ritengono gli spetti sui figli ai padri dei propri figli.
Significa che gli uomini futuri padri devono prendere consapevolezza di essere uno dei centri di potere/dovere ed essere presenti nella vita dei propri figli senza accampare il pretesto di “portare il pane a casa” per disimpegnarsi dai compiti che gli spettano.

Troppo spesso le donne ritengono che la cura dei figli sia una “cosa da donne” da gestire con il supporto della propria madre (la nonna del bambino) e troppo spesso gli uomini ritengono che l’accudimento dei figli sia riservato al tempo libero da impegni lavorativi.

Qui c’è l’incastro tra due interessi nevrotici e qui c’è da lavorare perché si costruisca un incastro virtuoso.
Il tutto rimanda alla intimità della coppia genitoriale, ai motivi profondi per cui essi hanno una relazione tra di loro ed ai motivi, anch’essi profondi, per cui hanno generato un figlio.

Ferdinando De Muro

Categorie → Crescere

Un Commento
  1. che bella prospettiva il passaggio dagli incastri nevrotici a quelli virtuosi… per il bene della persona, della coppia, dei figli… insomma… di tutti! :)

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